Mileto e le sue Chiese

Mileto è nella provincia di Vibo Valentia, situato su una collina di forma allungata a est del gruppo montuoso del Monte Poro e a sud di Vibo Valentia.

Rinomata nella storia, Ruggero il Normanno della famiglia degli Altavilla di Normandia la eresse a sua residenza rendendola una dei centri più importanti non solo della Calabria ma dell’intera Europa; oggi conserva i resti di una cattedrale, fondata nel 1081, e i resti dell’abbazia benedettina della SS. Trinità.

Le origini di Mileto, pur ricondotte al periodo greco, sono verosimilmente da riportarsi all’epoca bizantina quando la città, conquistata dai normanni, divenne capitale della contea di Ruggero I d’Altavilla. Sono comunque stati rinvenuti i resti di una villa romana del II secolo d.C., risalenti quindi a epoche precedenti.

La città è sede vescovile fin dall’XI secolo, quando proprio Ruggero I il Normanno ottenne la fondazione dell’episcopato da papa Gregorio VII. La diocesi di Mileto, venne fondata nel 1985 unificando le diocesi delle tre città indicate nell’attuale nome. La diocesi di Mileto fu la prima di rito latino nel Mezzogiono d’Italia, dopo che il rito greco-bizantino aveva sostituito il rito romano, acquisì notevole importanza nei secoli anche grazie alla sua vastità e ai privilegi fondativi di cui era portatrice.

Dopo il terremoto del 1783 che distrusse l’antica città, la nuova Mileto sorse a circa 2 chilometri a ovest in una terra chiamata “Villa del vescovo”.

Nel 1799 il cardinale Fabrizio Ruffo vi si fermò per radunare il suo esercito chiamato della “Santa Fede”, e da qui si mosse per riportare Ferdinando IV di Borbone sul Regno di Napoli. Il 28 maggio 1807 la cittadina vide lo scontro tra l’esercito napoletano e quello francese che, agli ordini del generale Reynier, vinse la battaglia di Mileto conquistando il dominio della regione per circa un decennio.

Il 27 agosto 1860 a Mileto sosta Giuseppe Garibaldi prima di completare la sua impresa di conquista del Regno delle Due Sicilie.

Sul settore orientale del Monte Poro – in corrispondenza della Valle del Mesima – sorge Mileto, antica capitale normanna.

Su di una collina poco distante dall’odierna cittadina del vibonese, si trova il Parco Archeologico di Mileto Antica.

Il sito, unico parco archeologico medievale della Calabria, ospita i resti di uno dei centri feudali più importanti di tutta la regione.

Il punto in cui sorge è prettamente strategico; infatti, la sua posizione è a presidio del passaggio di un’importante via di comunicazione in epoca romana: la via consolare Annia Popilia. Essa univa Reggio al nord della Calabria ed al resto della penisola italiana.

Pesantemente danneggiata dai terremoti del 1638 e 1659 fu completamente rasa al suolo dal sisma del 5 Febbraio 1783 e successivamente abbandonata.

Di seguito una breve cronistoria di Mileto, partendo da quando la città si affacciò alla storia durante la dominazione Normanna in Calabria.

  • Nel 1056 Roberto il Guiscardo spediva, a debellare la Calabria, il ventiseienne fratello Ruggero, il quale, posto il campo sul colle di Monteleone, iniziava una guerriglia vittoriosa, con feroci devastazioni ed avidi saccheggi.

  • Nel 1058 i due fratelli si dividono la Calabria e Ruggero viene investito del Castello e titolo comitale di Mileto. Sorgendo la cittadina su un declivio poco accessibile, dominante i golfi di S.Eufemia e Gioia Tauro, alla confluenza dei torrenti Scatopleto e Perrera, ricoperto da colli e, pertanto, resa invisibile dalla parte del mare, offriva una invidiabile posizione di difesa alle incursioni barbaresche. Da una parte, la vicina insenatura del fiume Mesima agevolava le comunicazioni con la spiaggia del Tirreno e la Sicilia. Dall’altra, la pianura del Poro e la via Popilia consentivano facili contatti con il resto della Calabria e con i paesi del regno.

  • Nel 1062, il Conte Ruggero, dovendo sposare Delizia, ritiene misero come dote il Castello di Mileto e chiede in modo perentorio al fratello il possesso di metà della Calabria, come era stato pattuito nell’accordo del 1058. Roberto, in risposta, assedia Mileto e nello scontro viene ucciso Arnoldo, fratello di Delizia, per la qual cosa, il conte Ruggero, ardente di sdegno, onde stornare il pericolo alla città di Mileto, occupa con cento dei suoi la Rocca di Gerace e catturato il fratello Roberto ivi accorso, generosamente gli salva la vita chiedendo ed ottenendo soltanto ciò che gli spettava.Veniva così costituita la Provincia Miletana che abbracciava metà Calabria, quota della quale il Conte era stato regolarmente investito.

  • Divenuta, allora, Mileto Capitale e sede della sua famiglia, Ruggero l’abbellì, costruendovi nel 1063 l’Abbazia della SS.Trinità, la Cattedrale e l’Episcopio e la fortificò con il castello.

  • Nel 1072 Ruggero vi fondò la zecca, coniando – a memoria degli assedi vittoriosi di Palermo e Capua – due monete auree. Altresì nobilitò la capitale normanna, facendovi trasferire la sede vescovile dalla distrutta Bivona.

  • In tal modo, Mileto divenne una delle più estese diocesi d’Italia con la sanzione ufficiale, nel 1080, di Gregorio VII.

Durante la permanenza del Conte Ruggero, Mileto fu il centro della vita politica e amministrativa del regno in cui affluivano le più eminenti personalità della politica, della religione e della cultura e si risolvevano i problemi più importanti dell’Italia meridionale.

Ebbe il fasto di una capitale e i suoi abitanti poterono assistere a solenni ingressi di pontefici, di dominanti, di santi, e di guerrieri. Il Conte Ruggero, dopo l’espugnazione di Capua, per riposarsi dalle fatiche della guerra, ritornò a Mileto ove trascorse la vecchiaia, fino all’età di 70 anni. Nel 1101 il conte normanno chiuse la sua esistenza terrena e fu seppellito nell’Abbazia della SS. Trinità.

Gli succedette Simeone e, quattro anni dopo, Ruggero II, il quale nell’anno 1130 trasferì la capitale a Palermo dove venne incoronato re.

Dal momento che i Normanni trasferirono la loro residenza in Sicilia, Mileto perse il fasto di una capitale rimanendo soltanto un’importante sede vescovile.
Col passare del tempo Mileto, che nel periodo aureo aveva annoverato fino a quindicimila anime, vedeva sempre più assottigliarsi la sua popolazione, travagliata dai movimenti tellurici del 1170, 1184, 1624, 1638, 1659, 1693, 1723, 1743, fu rasa al suolo dal terremoto del 1783.

 

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